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La pesistica per il Grappling, ovvero un’apologia critica della complessità…

Giustamente, la maggior parte dei lettori di questo blog si saranno chiesti: “cosa minchia c’entra il pensiero complesso con dei sudici lottatori con le orecchie a cavolfiore che pensano solo a strizzarsi l’un l’altro ed a sollevare ghisa?”.
Non mi prenderò la briga di scomodare Morin e la sua teoria del pensiero complesso, e nemmeno citare astruse teorie matematiche di insiemistica e sistemistica: mi limiterò ad usare il termine come sinonimo colloquiale di un pensiero volto ad una comprensione dei fenomeni (nel nostro caso specifico il momento sportivo del Grappling) nella loro complessità, varietà e multi-fattorialità.

Di questi tempi pare sia di gran voga la semplificazione, attitudine diventata ormai una consuetudine nei confronti della complessità e della varietà dell’esistente.
Anche il mondo del Grappling e del Jiu Jitsu, come molti altri microcosmi culturali, non è esente da questo atteggiamento, tutt’altro.
Complice un’interpretazione pedante e letterale della radice etimologica della nostra Arte Suave, o Dolce Arte che dir si voglia, si assiste sempre più spesso ad affermazioni sdegnate e superbe per cui: “per diventare bravo nel Jiu Jitsu (o nel Grappling etc..) basta allenarsi nel Jiu Jitsu.”
Questa è la semplificazione estrema di un problema complesso.
Se la linearità logica di tali affermazioni conquista senza troppe resistenze le menti meno critiche, lascia tuttavia insoddisfatto chi, come me, cerca un fondamento profondamente razionale nelle motivazioni della propria pratica.
Queste semplificazioni trionfano in un clima di ignoranza, e scarsa cultura dello sport.
Gli sport di lotta sono sport di situazione estremamente complessi, che richiedono CAPACITA’ MOTORIE specifiche: abilità condizionali (forza, velocità, resistenza, etc), coordinative (equilibrio, capacità di reazione, di combinazione, di coordinazione intra ed infra-muscolare) diverse ed allo stesso tempo interconnesse tra loro. E parliamo di qualità “fisiche”.
Non ci rendiamo conto però che l’apprendimento motorio e mnemonico della tecnica è necessariamente veicolato anche dallo sviluppo di questi substrati che raggrupperemo genericamente sotto il termine di CAPACITA’ MOTORIE.
Spesso però, se durante la pratica istintivamente ci accorgiamo di soffrire l’avversario “allenato”, generando in alcuni una sorta di snobbistico disprezzo verso chi manifesta un talento fisico evidente, dall’altro non siamo in grado di percepire l’interdipendenza di fondo tra qualità fisiche ed evoluzione tecnica: spesso la reale fattibilità di una tecnica si basa sulla nostra capacità individuale di sviluppare e combinare abilità condizionali e coordinative.
Non ci credete? provate a tirare una proiezione in rovesciata al vostro avversario andando in ponte…o a tirare un armlock volante.
Certo, dirà qualcuno, queste sono situazioni estreme e riservate ai talenti genetici.
Eppure, anche nelle situazioni di lotta più ordinarie emerge la reale differenza tra chi, talento naturale o meno, esprime al meglio le proprie capacità motorie, in modo da poter esprimere allo stesso tempo un tasso tecnico più elevato ed una maggiore fluidità e fantasia nei movimenti.
Ed è esattamente questo il punto della situazione: il MOVIMENTO.
Le tecniche specifiche del nostro sport, per quanto peculiari, non sono altro che movimenti.
La scomposizione razionale di un problema complesso (la ricerca della maggiore efficienza nel nostro sport) non passa quindi attraverso la semplificazione, bensì attraverso la dissezione della complessità, ed attraverso un successivo e logico processo di sintesi: se la tecnica è movimento, per facilitare l’apprendimento del gesto tecnico dobbiamo imparare a muoverci meglio, ovvero focalizzarci sull’apprendimento e sul controllo motorio.
Partendo appunto dai fondamenti generali, non necessariamente specifici e peculiari del nostro sport.
Migliorando le nostre capacità motorie, attraverso l’apprendimento motorio della capacità generali e speciali, aumenteremo anche le nostra possibilità di transfer di queste abilità in un contesto specifico di evoluzione tecnica.
Si, tutto chiaro, ma la pesistica cosa c’entra in tutto questo?
La pesistica, sia quella olimpica con le sue alzate di potenza (strappo e slancio) sia il powerlifting con la ricerca della massima attivazione e “tensionamento” muscolare (stacco tecnico, panca, squat), attraverso il loro esercizio della multi-articolarità rappresentano la base per lo sviluppo e l’apprendimento di alcune delle capacità motorie sopracitate, essenziali negli sport di lotta: forniscono naturalmente incremento alle nostre capacità condizionali (forza massimale, potenza, forza resistente, etc…), e coordinative (massima attivazione delle fibre, coordinazione intra ed infra-muscolare, sviluppo delle abilità propriocettive, equilibrio, etc…), oltre a concorrere evidentemente alla definizione della nostra resistenza organica e muscolare ed a migliorare la postura generale, implicando la necessaria ricerca di una maggiore mobilità e flessibilità articolare.
I risultati dell’inserimento di routine di pesistica come una percentuale costante del proprio allenamento, a mio avviso, non può che dare risultati immediatamente spendibili dal punto di vista atletico, con il relativo transfer in termini di incremento tecnico, facilitando inoltre la prevenzione e l’assorbimento di traumi ed infortuni.
Solo se le radici sono forti, l’albero può crescere sano e dare buoni frutti.