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Jason Scully ed il Grappling invisibile

 Paolo e Jason Scully
Invisible Grappling. Transitional chain (o micro-transitional drilling system). Advanced basics. Apparentemente sembrano etichette vuote, parole alla moda per creare sensazionalismo attorno alla solita ricetta sciapa; ma basta accostare vicino a queste parole il nome di Jason Scully per dare sostanza alla forma, per riconoscere un sistema organico e strutturato, efficace ed efficente.
Jason è un genuino ragazzo del New Jersey, letteralmente lo stato-faro del jiu jitsu nella East Coast, oltre che una solida e rispettata cintura nera della scuola di Lloyd Irvin, fenomeno didattico e fucina di veri campioni (DJ Jackson, Keenan Cornelius, JT Torres).
Jason è un atleta competitivo, che ha raccolto i suoi meritati successi anche in campo internazionale; un professore dotato di una didattica d’eccellenza testata sul campo, con doti di grande comunicatore che lo hanno reso famoso in tutto il mondo, anche e soprattutto per la sua intensa opera di divulgazione del JiuJitsu e del Grappling che opera attraverso le sue serie didattiche in DVD, i suoi siti internet ed i suoi video su Youtube.
Insomma, una garanzia di qualità. Qualità che abbiamo avuto l’onore di provare di persona a Roma, in occasione di un suo viaggio di piacere, durante il quale lo abbiamo, seppur momentaneamente, sottratto al relax della sua vacanza per averlo con noi come insegnante.
E proprio da questa esperienza sono nate le mie riflessioni, che non hanno pretesa alcuna se non quella di essere elucubrazioni personali e del tutto soggettive.
Indipendentemente dalle tecniche e dalle posizioni specifiche che sono state trattate, e che hanno arricchito in maniera importante il nostro bagaglio, sono le tre parole chiave suddette che hanno caratterizzato come un marchio indelebile l’esperienza con Jason.
Ai tre pilastri fondamentali di un approccio moderno e sistematico al Grappling/JiuJitsu, che con metodica regolarità la scuola di Irvin ha contribuito a dimostrare empiricamente sui tatami di gara di mezzo mondo e che Scully ha prontamente divulgato in modo capillare attraverso una didattica organica e immediatamente assimilabile, si aggiunge un altro termine fondamentale e momento cardine della pratica lottatoria: i DRILL.
Il tutto condito da una sana attitudine allo sparring aggressivo ed energico.
  • Invisible Grappling
  • Transitional Chain
  • Advanced Basics
  • Drills!Drills!Drills!
Invisible Grappling
Questa definizione non è nuova a chi, come me e molti praticanti di BJJ, è cresciuto con l’orecchio teso ad immagazzinare ogni tipo di insegnamento potesse venire da leggende del tatami come Rickson Gracie, che per primo diffuse tale concetto nell’ambiente.
Spesso, infatti, si sentono i grandi dei nostri sport parlare di Invisible Jiu Jitsu, ma in pratica…di cosa si tratta??
L’Invisible Grappling, o Invisible Jiu Jitsu che dir si voglia, è un Jiu Jitsu di sensazioni, di percezioni.
Un Jiu Jitsu fatto di dettagli, ma non necessariamente macro-dettagli tecnici , quanto piuttosto micro-dettagli e schemi motori.
E’ quel Grappling che non si può trasmettere con la teoria, ma soltanto tramite l’esperienza di materassina, mettendoci direttamente mano, trasmettendolo con la forza delle proprie posizioni e la compattezza dei propri passaggi ai propri allievi e compagni di allenamento.
E’ quel Grappling fatto di pressioni e trazioni impercettibili, di posture e posizionamenti che cambiano radicalmente l’economia di un combattimento, trasformandoci in montagne inamovibili o in leggerissime piume.
Un Grappling che viene assimilato dalla nostra memoria muscolare solo attraverso la pratica costante e la PERSISTENZA.
Transitional Chain
Il gioco degli scacchi è stato ormai da lungo tempo adottato dai praticanti di Jiu jitsu prima, e di Grappling poi, come metafora del delicato conflitto di equilibri e strategie che sottendono il confronto fisico e psicologico propri del nostro sport.
Ecco, la Transitional Chain, che in italiano potremmo tradurre letteramente in catena di transizioni, ha molto a che fare con il concetto dello stare non uno, ma due-tre passi avanti, pronti ad indurre l’avversario a sbilanciarsi ed esporsi al nostro scacco matto, e permetterci di imbrigliare ed incanalare le sue reazioni in una rete di potenziali eventualità  di cui noi siamo padroni, grazie allo studio sistematico delle transizioni tecniche.
Attraverso l’esercizio quotidiano delle varianti tattiche si ottiene una padronanza delle reazioni dell’avversario, una prevedibilità che nasce dall’addestramento alla molteplicità di eventi che possono scaturire dal FLOWING (il fluire naturale di tecniche concatenate una all’altra) che mettiamo in atto per sorprendere e pungolare il nostro avversario, e che ha una duplice valenza offensivo/difensiva.
Offensiva perchè costringe l’avversario a stare al passo dei nostri attacchi e ci mette in condizione di sfruttare l’iniziativa in maniera efficace.
Difensiva perchè ci riporta in una vasta rete di situazioni in cui ci sentiamo a nostro agio, perchè le abbiamo esaminate e vissute in ogni loro possibile variante migliaia di volte in sparring, durante la tecnica e durante l’esecuzione di drill specializzati.
Advanced Basics
Quello delle Advanced Basics, letteralmente tecniche basiche avanzate, è un vero e proprio ossimoro, un paradosso retorico di grande efficacia suggestiva, che Jason ha partorito mentre si discuteva sulla necessità imprescindibile per un praticante avanzato e per un grappler evoluto, anche agonisticamente, di avere delle basi tecniche GRANITICHE.
La moda attuale del panorama lottatoria tende a portare i praticanti verso una deriva pericolosa, inducendoli a trascurare concetti fondamentali come base, postura, grip…etc etc, ed a mettere in secondo piano tutta una serie di posizioni e trasizioni “basiche” che da sempre fanno parte del nucleo, del nocciolo duro dei nostri stili di lotta, a favore di tecniche spettacolari e frizzanti.
Il concetto di Advanced Basics non è una reazione parruccona e snob a giri, berimboli e guardie invertite varie…tutt’altro.
E’ un’esortazione per il lottatore avanzato ad avere un nucleo di base solido, una sorta di mastio tecnico, una fortezza interna inespugnabile nella quale il praticante potrà sempre rifugiarsi in ogno momento della sua vita lottatoria, agonistica e non. E’ l’invito ad avere radici forti, non sradicabili, dalle quali potrà crescere un albero forte, che potremo decorare con i frutti più esotici e più colorati.
Sarebbe superfluo elencare il vasto numero di campioni veri che sono alfieri di questo modo di pensare, e quotidiamente impartiscono sonore lezioni ai propri avversari.
Tutto questo può avvenire solo attraverso lo studio sistematico dei micro e dei macrodettagli, di tutto quel sistema di posture, posizioni e transizioni che rendono una tecnica basica inespugnabile e letale anche contro l’avversario piu’ esperto.
Drills!Drills!Drills!
Invisible Grappling. Transitional chain (o micro-transitional drilling system). Advanced basics.
Adesso che abbiamo trovato gli ingredienti della nostra ricetta “segreta” abbiamo bisogno di un metodo per portarla alla giusta cottura. E questo metodo è costituito dai DRILL.
I drill costituiscono il nucleo centrale della progressione tecnica di ogni praticante, indipendentemente dallo stile di lotta.
Dal College Wrestling americano fino al Gracie Jiu Jitsu più tradizionale nessun praticante evoluto ha mai trascurato l’importanza di questo metodo di allenamento tecnico, facendone una parte fondante e imprescindibile del proprio allenamento.
Attraverso i drill possiamo acquisire quella fluidità e quella padronanza tecnica di cui abbiamo bisogno per prevalere anche tatticamente e strategicamente sull’avversario.
Acquisiamo naturalmente la cura nei dettagli, nella postura e nelle transizioni e ci addestriamo al fluire delle infinite possibili reazioni e contro-reazioni sulle quali fonda l’intelligenza ed il fascino del nostro sport.